= Pier =

Figlio del sogno

8 marzo

Inizio facendo gli auguri a tutte le donne.
Oggi è il vostro giorno anzi, il giorno in cui siete celebrate perchè, ogni giorno è il vostro giorno solo che con i vari problemi che ci sono, lavoro, crisi, studio…finiamo spesso per dimenticarcene, ricordando poi i 364 giorni dell’anno tutti in uno: oggi.
Voi donne siete speciali, siete forti, più forti di noi uomini, in tutta la vostra fragilità. Ci date la sensazione di voler essere protette e difese quando invece siamo noi a dover imparare da voi.
Ci lasciate credere di essere noi quelli importanti e decisi, ma tutto passa comunque attraverso una donna.
E senza voler usare una frase fatta, col passare degli anni trovo sia vero il detto che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”.

A tutte le donne che passeranno di qui…Auguri…e grazie di esistere.

Tornando indietro di un passo, a parte la festa della donna, l’8 marzo avrebbe avuto un significato particolare anche per me che invece almeno per quest’anno ha perso il proprio senso.
Ecco perchè questa mattina, a parte che sia lunedì, mi sono svegliato di umore variabile. Sarebbe stato un giorno speciale, un giorno importante ed invece si è trasformato in un giorno come tutti gli altri.
Probabilmente da quest’anno tornerà ad essere sempre un giorno come gli altri. O magari no.
Però per quest’anno è andata così e il mio umore, soprattutto oggi, ne risente.

Elogio della follia

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.

La vita umana non è altro che un gioco della Follia.

Erasmo da Rotterdam

Unfaithful – L’amore infedele

Unfaithful - L'amore infedeleEdward e Connie Sumner sono una matura coppia borghese da manuale. Bella casa nei quartieri residenziali alla periferia di New York, un figlio di otto anni e un benessere più che raggiunto. Ma anche tanta, per quanto affettuosa, routine. Così, quando Connie conosce casualmente un giovane e affascinante straniero, appare quasi inevitabile che tra i due scoppi la passione. Ma, quando Edward scopre il tradimento, dopo il tormento iniziale prende corpo una rabbia devastante che lo spinge a uccidere il rivale. Da quel momento la partita, sia interna che esterna alla coppia, si complica terribilmente…

Usa – 2002 – 110′

Con: Richard Gere, Diane Lane, Olivier Martinez, Erik Per Sullivan, Myra Lucretia Taylor, Michelle Monaghan, Chad Lowe, Joseph Badalucco Jr, Erich Anderson, Damon Gupton, Kate Burton, Margaret Colin, Marc Forget, Larry Gleason, Michael Emerson, Dominic Chianese

Genere: Drammatico

La critica non si è espressa molto favorevolmente su questo film che invece io considero molto interessante e molto fedele (a dispetto del titolo) alla realtà. La coppia Gere e Lane riesce ad interpretare perfettamente le sensazioni, gli stati d’animo, il tormento, la sofferenza della situazione. Capita che possano cadere nell’ovvietà, ma se la storia dev’essere reale è normale che ci siano quelli che sembrano cali.
Anche le situazioni erotiche non sono mai stonate e non sono mai di troppo, riescono a far intendere allo spettatore l’intensità del momento vissuto con tutta l’eccitazione del caso.
Una delle cose che invece mi lascia perplesso, nonostante sia forse la quarta volta che vedo il film, riguarda il finale. Non capisco intanto quale sia la decisione della coppia, darsi alla fuga o costituirsi e soprattutto non capisco se sia stata una scelta ponderata o una mancanza di idee a lasciare la conclusione così, un po’ zoppicante.
Resta il fatto che il film, sarà anche per il particolare momento che sto vivendo, riesce a coinvolgermi completamente e farmi vivere l’inquietudine della situazione.

Voto: 7

Dialogo sotto la doccia

Stasera, dopo la mia seduta in palestra, al rientro negli spogliatoi sono andato sotto la doccia ed ho ascoltato, per forza e non perchè mi piaccia ascoltare i discorsi altrui, il seguente dialogo tra un ragazzo più o meno mio coetaneo ed uno studente di circa 17/18 anni che dovrebbe frequentare qualche istituto tecnico.

Ragazzo: “Senti, ma tu studi ancora?”
Studente: “Si, quest’anno è l’ultimo”
R: “Ma nella tua scuola possono laurearsi anche i privatizzati?” (laurearsi? In un istituto tecnico? E poi chi sarebbero i privatizzati?)
S: “Si basta che ti porti alla pari con le materie”
R: “Quindi, se vorrei laurearmi, dovrei studiare italiano, matematica e tutte quelle materie lì?” (La matematica non so, ma l’italiano di sicuro)
S: “Si, se vorresti laurearti dovresti studiare tutte le materie del corso”
R: “Tu come vai? Vai bene?”
S: “Sono un po’ indietro in italiano” (si…non c’erano dubbi)
R: “Va bè, dai l’italiano ormai non serve più…i condizionali e i congiunti non si usano più tanto” (L’italiano non serve più? Per chi non lo usa, di sicuro…e poi i congiunti…)

Per fortuna ho finito prima io la doccia del terribile duo e ho evitato di sentire il resto della conversazione da pelle d’oca.

Ecopass

Sfrutto l’occasione per mandare il sindaco di Milano, la giunta e tutta l’amministrazione comunale…”ecologicamente” a cagare.
Prima di tutto mi chiedo a cosa serva l’ecopass.
Poi mi chiedo per quale motivo sia possibile che pagando e ottenendo il tagliandino, si possa accedere al centro di Milano. Forse pensano che pagando l’inquinamento diminuisca? O i soldi che ricavano li usano per pagare qualcuno che con un retino per farfalle va a raccogliere le polveri sottili emesse dalle auto senza filtro antiparticolato?

Poi mi chiedo anche come possa fare uno che arriva da fuori Milano a sapere se il suo mezzo possa transitare o meno. Si può guardare su internet? Ah, vero. Infatti tutti hanno in macchina il computer collegato ad internet e tutti sanno che sul sito ecopass esiste un form per verificare la propria targa e scoprire se si possa transitare o meno.

Inoltre i cartelli con il divieto riportano tutto chiaramente. Infatti per leggere il cartello le soluzioni sono due: o si parcheggia l’auto in divieto di sosta , oppure si blocca il traffico per qualche minuto per leggere tutte le specifiche che sono riportate ad una grandezza appena più grande del font di questo post.

Resta il fatto che stamattina mi sono dovuto recare, a malincuore (io odio Milano) nel capoluogo lombardo per un appuntamento da un cliente. Scopro, quando arrivo alle porte del centro, che il cliente ha l’ufficio nella zona ecopass e, non essendo sicuro delle caratteristiche della mia auto, decido di non addentrarmi per evitare salate sanzioni. Dopo aver girato per circa 35 minuti alla ricerca di un parcheggio non troppo lontano, mi accontento di un’area di sosta a circa 3 km (stima del navigatore) dalla via in cui devo recarmi. Mi guardo intorno e non trovo nessun cartello di divieto o di limitazione per la sosta. Ce n’era uno, ma sull’altro lato della strada. Quindi a piedi percorro i miei 3 km in poco meno di mezz’ora. Sbrigo le cose col cliente e a piedi ripercorro la stessa strada, soddisfatto dall’incontro che ha avuto esito positivo.
Arrivo al parcheggio e salgo in macchina alle ore 16.32. Tolgo il giubbotto, infilo la chiave quando scorgo un foglio bianco sul parabrezza.
Spero…spero sia solo una pubblicità. Scendo dall’auto, sfilo il foglio dal tergicristallo e imprecando a più non posso, constato che si tratta di una contravvenzione: sosta in zona per residenti, € 38,00.
Non è la cifra, minima, a farmi incazzare. E’ il fatto che ce l’ho messa tutta a parcheggiare in una zona libera o presunta tale, senza considerare che abbia dovuto camminare, tra andata e ritorno, per 6 km… guardo la contravvenzione sperando in qualche errore del vigile…e invece di trovare errori mi incazzo ancora di più leggendo l’ora in cui è stata compilata: alle 16.28. QUATTRO MERDOSI MINUTI prima che arrivassi! Che se solo avessi parcheggiato 500 metri più vicino mi sarei risparmiato la spesa. Che se avessi saputo che potevo transitare, avrei potuto parcheggiare in una zona libera o parcheggio a pagamento. Che se ci fosse stato qualcuno o qualcosa ad informarmi sul funzionamento dell’ecopass, anche se avessi dovuto pagare i 2 euro per il transito, ne avrei risparmiati 36.

Per questo, visto che si prodigano a chiudere il centro come e quando vogliono loro, è giusto che sappiano che uno, almeno uno che con Milano per fortuna non c’entra niente, in questo momento dedica a loro, sindaco Moratti, amministrazione, giunta e tutti quelli che vivono a spese altrui, li ha mandati a cagare per tutto il giorno. Più ecologico di così…

Un’apertura

Apertura Una duplice apertura, su due fronti, sui due fronti che ultimamente stanno caratterizzando la mia vita.
Da una parte un timido ed insicuro tentativo di riavvicinamento, dall’altra la possibilità di tornare ad essere quello che ero.
Per entrambe le situazioni si parla solo di ipotesi, non c’è ancora nulla di definito nè di certo perchè molte cose devono essere valutate, da entrambe le parti, ma almeno è un inizio.

Una è uno dei desideri che ho sempre tenuto vivo, l’altro è una circostanza, ma per tutte e due le situazioni bisogna fermarsi, pensare, sgombrare la mente e fare tutta la chiarezza del caso.
Non è più il tempo di accettare incondizionatamente tutto quello che arriva e mandare giù, no. Ora posso e devo dire la mia opinione che dev’essere vincolante.
A certe cose posso dire di si, altre posso farmele andare bene, ad altre ancora devo dire categoricamente di no.

Se mi hanno portato, tutti quelli coinvolti, a questa situazione, ora devono accettare quello che sono diventato.
Più freddo, forse. Meno emotivo. Determinato a non farmi schiacciare dal primo che passa.
Io, da parte mia, ho lanciato l’amo. Aspetto che il pesce abbocchi. Poi, quando avrà abboccato e l’avrò salpato, potrò ancora decidere di tenerlo o ributtarlo in acqua.
Non sto morendo di fame come prima mi sembrava. Posso ancora scegliere e questa volta voglio farlo per bene, mettendo sulla bilancia tutti i pro e i contro, pesando e ripesando tutto più volte per essere sicuro del risultato.
Se poi, come potrebbe accadere, le condizioni che porrò non saranno accettate, amici come prima. Anzi, arrivederci e grazie.

Ho nuove idee, nuovi orizzonti, nuove mete da raggiungere che ho scoperto vivessero dentro di me da molto tempo. Bastava avere o trovare il tempo per metterle in luce.
Visto che il tempo per riflettere mi è stato imposto, ne ho approfittato ed eccole spuntare.
Non hanno ancora la priorità, prima di tutto tengo ancora le due situazioni in cui ho trovato lo spiraglio, ma non devono condizionarmi o mettermi di fronte a scelte drastiche.
Ora scelgo io. Che piaccia o no.

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